Meglio risolvere problemi o creare opportunità?

Meglio risolvere problemi o creare opportunità?

problem solving_silvia Toffolon

 

C’è una grande confusione quando si parla di innovazione. In particolare su due aspetti con cui, spesso, mi confronto per lavoro.

Il primo è l’idea, fuorviante e riduttiva che l’essere innovativi significhi solo essere orientati al problem solving. Il secondo, invece, ha a che fare con l’idea che l’innovazione sia una cosa buona di per sé.

Andiamo con ordine: porsi l’innovazione come obiettivo quotidiano è il modo giusto per innovare per davvero. L’innovazione infatti non nasce da una scintilla occasionale. Ci vuole metodo, coerenza, impegno. Innovare non significa solamente risolvere un problema. Significa anticiparlo. Distinguersi. Ecco perché l’approccio al problem solving va benissimo, ma non è innovativo di per sé, semplicemente individua o percepisce un problema e cerca una soluzione. Ripeti con me: avere come obiettivo l’innovazione significa anticipare i problemi!

 

È l’uso eccessivo e improprio della parola innovazione, spiega un articolo de The New Yorker, che ha fatto sì che si facesse confusione e la si associasse a modelli di business lontani dai valori da cui ha avuto origine, quali l’offrire un’enorme quantità di opportunità, o l’essere una pratica rivoluzionaria nella gestione degli affari.

Parlare di innovazione è parlare di contesto.

Sappiamo che innovare per un’impresa spesso è una necessità, altre volte, più raramente è un incidente di percorso, quello su cui dobbiamo lavorare, come abbiamo già detto, è la continuità di questo percorso. Perché la scintilla non sia occasionale, ho imparato che serve determinazione, persistenza, impegno e collaborazione.

Ho imparato che dobbiamo guardare alle infrastrutture e agli interventi che promuovono e incentivano il lavoro di squadra.

Qualche consiglio per la tua impresa?

– Leggere, cercare e studiare voci alternative;

– Investire in formazione e in progetti di partenariato;

– Avere l’obiettivo di influenzare il mercato e l’ambiente in cui si opera;

– Chiedersi se i soldi spesi per innovare aiuteranno davvero le comunità e le persone che sono state il motore delle tue azioni.

 E se ti stai chiedendo quali sono gli approcci migliori, quali quelli che hanno risvolti a lungo termine, la risposta sta lì dove l’innovazione è frutto di collaborazione fra le persone, dove la collaborazione è proprio un metodo di lavoro!

 Come ho già ricordato in un post precedente, l’innovazione non è la tecnologia: investire in tecnologie sicuramente avrà un maggiore impatto sociale, ma non basta. Sono le persone a garantire un senso di affidabilità, coerenza dei servizi, capacità di risposta e perché no, prezzi vantaggiosi. L’innovazione non è una cosa buona di per sé, sono le persone, il contesto in cui operano a ottimizzare risorse ed energie e a fare la differenza.

Non mi credi? Allora dai un’occhiata ai risultati emersi da un’analisi sui fattori che influenzano maggiormente, in ambiti competitivi, la performance creativa (e quindi favoriscono un ambiente innovativo).

 Su 14 ne riporto 7 *:
  1. Scambio interpersonale
  2. Stimolo intellettuale
  3. Senso di sfida
  4. Flessibilità e propensione all’assunzione di rischi
  5. Autonomia
  6. Partecipazione
  7. Ricompensa

* Gli altri puoi leggerli qui http://www.tandfonline.com/doi/abs/10.1080/10400410709336883#.VPbYf1Vwsfk

 

Siamo d’accordo ora sul fatto che fornire un sostegno alle persone, creare condizioni di lavoro flessibili, essere tolleranti al fallimento è un modo di portare alla luce risultati migliori?

 

Non mi stancherò mai di ripeterlo: l’innovazione è un processo, è come ci si arriva; è lo sforzarsi di creare un gruppo di lavoro positivo, in cui le competenze vengano riconosciute a sostegno della creatività; è la richiesta di coinvolgimento del singolo a favore di tutti; è l’accessibilità delle risorse; è la capacità di incoraggiare e di alimentare le motivazioni intrinseche di ciascuno.

Tu come te la cavi? 

Siamo per natura altamente innovativi, aperti all’esperienza, all’impulsività, all’accettazione di sé, al cambiamento, solo che di tanto in tanto lo dimentichiamo. Ricordarlo fa parte del mio lavoro, il contesto è la base dei miei interventi: aiuto a creare un clima, un ambiente in cui  perseguire l’innovazione perché diventi un’attività quotidiana.

Tu invece su che fattori ti concentri per creare un clima aziendale che favorisca  quotidianamente l’innovazione creativa? Come ti alleni all’innovazione?

Sì, inviami la newsletter e l’e-book in regalo:


Sei a un passo dal tuo regalo →


6 Comments

  • Maria Cristina Pizza says:

    27 maggio 2015 at 12:44

    Interessante riflessione Silvia, concordo sul concetto di innovazione quale processo e continuo impegno. Non certo (e non solo) come adozione di tecnologie o attività prive di sostegno formativo.
    Sappi inoltre che ho ‘adottato’ questo tuo post, condividendolo all’interno del gruppo Facebook che fa capo all’iniziativa #adotta1blogger :)
    ciao!

    • Silvia Toffolon says:

      27 maggio 2015 at 18:56

      Grazie mille Maria Cristina mi fa piacere che il post ti abbia dato senso, è un tema su cui rifletto molto!
      Ciao :-)

  • Stefano Pediconi says:

    27 maggio 2015 at 13:37

    Ciao, ottime riflessioni. Per me la creatività e l’innovazione non sono solo la professione (architetto, hotel designer) ma un modo di vivere. Purtroppo, a volte mi rendo conto (senza presunzione) che le mie proposte (studi progettuali o progetti di ricerca, ecc.) sono troppo avanti per un mondo che cammina su binari “normali”. Peccato!
    Ho scritto anche un post a proposito sul mio blog (hoteldesign.org) che si intitola “Cinque anni e non sentirli”: il rammarico che, a volte, proposte veramente innovative rimangono attuali per anni e anni…. Se ci capiti, mi fa piacere sapere che ne pensi. Ciao

  • Stefano says:

    29 maggio 2015 at 00:41

    Bel post, complimenti Silvia.
    Parto da un presupposto: ogni problema nasconde una grande opportunità.
    L’azione da non fare è concentrare la nostra attenzione sul problema.
    L’azione da fare è vedere quel determinato problema come un’opportunità.
    Quando quella opportunità diviene chiara è come se ricevessimo una password per entrare ogni giorno nel mondo dell’innovazione e della creatività.
    Un saluto
    Stefano

    • Silvia Toffolon says:

      31 maggio 2015 at 00:19

      Grazie Stefano,
      concordo con quello che dici e apprezzo la metafora della password :-)

      Nella mia esperienza si può fare un passo oltre per ottimizzare gli sforzi delle persone coinvolte nei processi aziendali per fare un modo che la forma mentis e i processi siano orientati all’innovazione anche senza problemi percepiti, in ottica di anticiparli!

Leave a reply

Your email is never published nor shared. Required fields are marked *