Impegno e sacrificio

Impegno e sacrificio

In questi giorni mi è capitato di vedere nella mia timeline di Facebook una foto di piedi di ballerina di danza classica con una didascalia che lega sogni a sacrifici.

(Nell’immagine si vedono piedi in pessime condizioni, con ferite, vesciche e sbucciature perché il rimanere sulle punte indossando le scarpine da ballerina li costringe a continuativi movimenti poco sani).

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La scelta delle parole è importante per cui voglio evidenziare che inneggiare al sacrificio è controproducente. (Se questa frase non ti convince ti chiedo di darmi fiducia e di arrivare fino in fondo al post).

Sacrificare, alle origini, voleva dire rendere sacro… per i nostri lontani antenati significava immolare una vittima umana o animale per ricevere intercessioni dal divino. I sacrifici erano offerte (a terzi) legate a una privazione. Io lego questa parola alla miseria, alla mancanza di opportunità, di certo non ai sogni e gli obiettivi. Il sacrificio per me è una non-azione.

Suggerisco di usare invece la parola impegno. Impegnarsi significa dare “in pegno” la propria parola nel raggiungere un risultato. Questo termine si lega al prendersi le proprie responsabilità, significa fare delle azioni in funzione dei propri sogni.

Quando mi impegno a raggiungere un obiettivo, posso scegliere di passare la serata ad allenarmi o a studiare perché ho un sogno che voglio raggiungere e voglio usare al meglio il tempo che ho a disposizione, ma attenzione, non c’è sofferenza, c’è gioia“abbondanza” di vedermi realizzato nel futuro.

Se senti sofferenza dopo avere preso una certa decisione per raggiungere un obiettivo potrebbe essere che non sia quello giusto o che il piano di azione che hai scelto debba essere perfezionato.

C’è fatica nel raggiungere un obiettivo? Si, TANTA . E non preoccuparti nessuno te la porterà via, ma se il focus è nell’impegno (e non nel sacrificio) ci sarà meno impatto a livello di stress e frustrazione, ci sarà più leggerezza e di conseguenza sarà più facile raggiungerlo.

Se non sei ancora convinta (o convinto) ti propongo di fare un esperimento. Scrivi su carta una lista di obiettivi che vuoi raggiungere, piccoli o grandi che siano e poi mentre osservi la lista prima ti focalizzi sulla parola sacrificio e ascolti la reazione della tua mente e della tua pancia. Poi fai lo stesso focalizzandoti sulla parola impegno.

Che differenze hai sentito?

PS visto il commento che ho ricevuto da Valerio integro dicendo che l’obiettivo può essere legato anche al proprio impegno in gruppo, o verso azioni finalizzate al bene comune o di terze persone.

3 Comments

  • Valerio says:

    3 febbraio 2014 at 10:23

    Ciao Silvia,

    condivido quasi tutto dell’articolo (complimenti!).
    Solo una cosa non condivido molto: la tua accezione di sacrificio. Ovviamente l’etimologia è corretta, ma il “rendere sacro” come da te spiegato è un modo alquanto arcaico, benchè comune. Oggi, sempre di più, si aggiorna l’accezione di questo termine: il sacrificio acquista l’accezione di rendere sacro attraverso il rispetto, la comprensione, lo stare a fianco, il dare valore ad un bene più grande. Insomma da tempo si propone l’accezione positiva, che rompe con l’accezione positiva ma sanguinolenta più arcaica.
    Sacrificio è un’azione importante (non condivido la tua non-azione): vuol dire limitare l’ego e il “piacere” immediato per darsi attivamente da fare e valorizzare un bene più grande che spesso non è nell’immediato. D’altra parte sacrificio e impegno sono due cose diverse.
    Se decido di “sacrificare” il mio tempo non facendo una cosa per farne un’altra, non vuol solo dire impegnarsi per fare l’altra, ma vuol dire anche rendere l’altra “sacra” rispetto all’una. Insomma è una scelta valoriale.
    Non imparare il sacrificio è oggi una delle grandi mancanze della nostra società e uno degli insegnamenti che troppo spesso omettiamo con i nostri giovani. E’ una delle origini più importanti dei mali dei nostri giovani.
    Ovviamente è il mio parere.

    Grazie, Valerio

    • admin says:

      3 febbraio 2014 at 11:20

      PS rispetto alla risposta che ho scritto poco fa ovviamente non mi riferisco a situazioni estreme in cui un gruppo di persone è in pericolo di vita e uno tra quelli si sacrifica per rendere possibile la salvezza degli altri.

  • admin says:

    3 febbraio 2014 at 11:12

    Grazie Valerio per il tuo contributo.
    Per le questioni semantiche solitamente parto dall’etimo originario e non dalle accezioni che si sono aggiunte successivamente (interessante ad esempio è la differenza tra capire e comprendere, magari ne parlo in un altro post).

    Dietro la parola sacrificio percepisco “sofferenza”, non ci sento la serenità di una scelta valoriale che parte da dentro e che mi fa decidere come usare le mie risorse.

    Condivido con te l’approccio valoriale, sono i valori i nostri veri “drive” e proprio per questo evito di legarli al “sacrificio”. Rispetto, comprensione, stare a fianco sono dei valori che mi possono portare a fare delle rinunce, ma appunto perché legate ai miei valori quei “no” mi pesano meno. Un po’ come la differenza tra “devo fare” e “voglio fare”.

    Quello che tu attribuisci alla mancanza di sacrificio nell’insegnamenti ai giovani io la attribuisco all’eccessiva facilitazione, alla campana di vetro in cui molti giovani vengono immersi e al mancato insegnamento del valore della responsabilità.

    L’impegno per un bene più grande per me, e a cascata per tutti, è fondamentale. Tutto è collegato e anche l’attenzione all’etimologia può dare ottimi spunti, l’uso che facciamo delle parole modifica il nostro cervello!

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