Giovani e coaching

Giovani e coaching

In questo periodo sto portando a termine una collaborazione di coaching con il CIMBA un prestigioso ente di formazione americano che ha base in Italia.

Mi hanno affidato 12 studenti universitari americani per un percorso di coaching individuale e di gruppo.

Lego per workshop sulla comunicazione

Dal punto di vista dell’impegno di tempo ed energie è stato importante, vista l’esperienza, i risultati raggiunti e l’arricchimento e la crescita personale devo dire che ne è valsa la pena!

Questi ragazzi hanno circa 20 anni, hanno scelto di mettersi in gioco per un periodo di studio all’estero (un po’ come l’Erasmus per gli europei) ed oltre ai 4 esami obbligatori hanno scelto un percorso aggiuntivo per lo sviluppo delle loro capacità di leadership!

Difficile fare paragoni, il concetto di leadership, cioè la capacità di guidare, ispirare ed attivare un individuo, un gruppo di persone ed anche se stessi attraverso le proprie azioni, non è compreso negli insegnamenti che si fanno a scuola ed è poco “applicato” dalle nostre parti, al massimo lo conosciamo in riferimento al mondo dell’impresa.

Questo gruppo di ragazzi, oltre ad i loro impegni di studio e di svago hanno scelto di dedicare una parte del tempo libero alla loro crescita personale, hanno individuato degli obiettivi da raggiungere: migliorare il proprio modo di gestire il tempo, imparare a darsi obiettivi a lungo termine, sapersi relazionare meglio con gli altri, dare fiducia agli altri e permettere di esprimere il loro potenziale, avere uno stile di vita sano, migliorare i propri voti, essere più disciplinati, essere più di sicuri nel prendere ed agire le proprie decisioni.

La cosa bella è che in poco più di un mese ci sono riusciti, li ho supportati ad individuare delle azioni concrete, ad individuare i propri piccoli passi che portano a grandi risultati ma, energia e messa in pratica le hanno messe loro. Sono cambiati, i loro “nuovi” sguardi valevano più di mille parole, si sono stupiti del loro cambiamento, hanno scoperto che con dedizione ed impegno si possono ottenere anche cose che potrebbero sembrare impossibili. Sono riusciti a trasformarsi perché è stato creato il contesto affinché lo facessero e loro si sono messi in gioco ed hanno affrontato le difficoltà e gli ostacoli lungo il cammino.

Hanno trovato le motivazioni che li spingono ad essere determinati, hanno scoperto l’importanza di essere strutturati ma flessibili, hanno imparato a vedere il bicchiere mezzo pieno, hanno imparato che la vita non è una gara, ma una maratona!

Che siano giovani speciali? Che in Italia possa accadere di avere un approccio simile?

Io rispondo si ad entrambe le domande, sono speciali come lo siamo tutti, con le nostre differenze e caratteristiche e sì, anche qui possiamo supportare i giovani ad avere un nuovo approccio verso se stessi e la vita. Come? Prima di tutto dando il buon esempio cominciando a trovare i nostri obiettivi personali mettendoli per iscritto, prendendoci le nostre responsabilità nelle relazioni con gli altri, spronando a nostra volta gli altri  a definire degli obiettivi da raggiungere. Se le situazioni cambiano anche gli obiettivi possono cambiare, non vanno certo incisi sulla pietra, ma il solo fatto di avere un punto di arrivo un passo più in là di ciò che ci sembra possibile, ci aiuta a sollevarci quando cadiamo, ci aiuta a non sprecare le nostre energie e ci permette di vivere meglio.

Come deve essere un obiettivo?

  • Specifico
  • Misurabile
  • Con una scadenza
  • Scritto al positivo (cioè evitando le negazioni)
  • Scritto al presente

Che gli obiettivi siano con voi! :-)

One Comment

  • Chiara says:

    12 Aprile 2011 at 13:02

    Mi piace moltissimo quello che scrivi e condivido pienamente in particolare l’ultima parte. Mi hai fatto attivato delle riflessioni:
    1. Tutti siamo speciali (facciamo in modo di trovare “la specialità” dentro di noi e riconoscerla!)
    2. Dare il buon esempio vivendo in prima persona quel che si vuol far passare a livello verbale.
    3. Prendersi la responsabilità delle proprie azioni anche quando il risultato è diverso da quello atteso: abbiamo fatto esperienza per migliorare.
    4. Essere “rigidamente flessibili” verso gli altri, verso noi stessi, verso gli obiettivi.

    “Che siano giovani speciali? Che in Italia possa accadere di avere un approccio simile?

    Io rispondo si ad entrambe le domande, sono speciali come lo siamo tutti, con le nostre differenze e caratteristiche e sì, anche qui possiamo supportare i giovani ad avere un nuovo approccio verso se stessi e la vita. Come? Prima di tutto dando il buon esempio cominciando a trovare i nostri obiettivi personali mettendoli per iscritto, prendendoci le nostre responsabilità nelle relazioni con gli altri, spronando a nostra volta gli altri a definire degli obiettivi da raggiungere. Se le situazioni cambiano anche gli obiettivi possono cambiare, non vanno certo incisi sulla pietra, ma il solo fatto di avere un punto di arrivo un passo più in là di ciò che ci sembra possibile, ci aiuta a sollevarci quando cadiamo, ci aiuta a non sprecare le nostre energie e ci permette di vivere meglio.”

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